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Diritto del Lavoro Labor Law
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Sino a quando sarà in corso l’emergenza, il lavoro in modalità “Agile” rappresenterà una vera e propria misura di prevenzione che il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare per evitare di esporre al contagio il proprio personale.

Occorre infatti tener presente che in capo al datore di lavoro sussiste un preciso obbligo di protezione della salute psico-fisica del prestatore di lavoro, che trova la propria fonte nell’art. 2087 c.c.: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro di adottare: a) le misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata; b) le misure generiche dettate dalla comune prudenza; c) tutte le altre misure che in concreto si rendano necessarie per la tutela del lavoratore secondo la particolarità del lavoro, dell’esperienza e della tecnica.

Dunque, ai sensi dell’art. 2087 c.c. la responsabilità per violazione di obblighi è configurabile nel caso in cui il comportamento del datore di lavoro costituisca inadempimento di una regola di condotta preesistente al fatto lesivo e, quindi, quando il datore di lavoro ha violato una misura di sicurezza espressamente prevista dalla legge e/o ragionevolmente individuata e/o individuabile prima del verificarsi dell’evento dannoso; non ha adottato le misure di prevenzione e di sicurezza volte a tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore anche tenuto conto di particolari e persistenti situazioni concrete che influenzino il corso dell’attività aziendale (come nel nostro caso, con il diffondersi della pandemia del Covid-19).

Ne consegue che la violazione di questo obbligo comporta il rischio che sia imputata al datore di lavoro la responsabilità in questo caso (i) di un eventuale contagio di un lavoratore per effetto della frequentazione degli uffici, (ii) della diffusione del COVID-19 in considerazione del contatto tra più soggetti presso la sede di lavoro, con la conseguenza che possa essere chiamato a risarcire il lavoratore o i soggetti contagiati per l’eventuale danno patito e a rispondere dei reati che danno origine alla responsabilità amministrativa della società.

Da ultimo si sottolinea che la rilevanza della previsione contenuta nell’art. 2087 c.c. emerge soprattutto nella lettura combinata con la disposizione contenuta nell’art. 25 septies, D. Lgs. n. 231/2001 che prevede tra i reati che danno origine alla responsabilità amministrativa della società, l’omicidio colposo (art. 589 c.p.) e le lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) quali conseguenze della violazione della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro.

In questo caso, le sanzioni a cui sarà soggetto l’ente potranno essere di carattere pecuniario e interdittivo.

In definitiva, il datore di lavoro non può abbassare la guardia. E in questo contesto si inserisce il Protocollo per la regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro che le Parti Sociali hanno siglato il 14 marzo 2020.

Fin dall’introduzione, il Protocollo sancisce che si ritiene prioritario l’obiettivo di coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative e fa intendere che il lavoro agile, unitamente alla possibilità per l’azienda di ricorrere gli ammortizzatori sociali e assieme ad altre soluzioni organizzative straordinarie, rappresenta una misura che favorisce il contenimento della diffusione del virus.

In particolare, poi al punto 8 “Organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi” si prevede che, limitatamente al periodo della emergenza dovuta al COVID-19, le imprese dovranno:

  • disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione;
  • procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi;
  • prevedere un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione;
  • utilizzare lo smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza;
  • nel caso in cui vengano utilizzati ammortizzatori sociali, anche in deroga, valutare la possibilità di assicurare che gli stessi riguardino l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni;
  • utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili (par, rol, banca ore)
  • nel caso in cui l’utilizzo dei predetti istituti non risulti sufficiente, si utilizzeranno i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti;
  • annullare tutte le trasferte/viaggi di lavoro nazionali e internazionali.

Lo stesso Protocollo, per le aziende a cui si applica, contiene le linee guida per l’adozione da parte delle aziende di protocolli di sicurezza in attuazione delle disposizioni contenute nel DPCM dell’11 marzo u.s. e prevede la creazione in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo con la partecipazione delle rappresentanze sindacali e del RLS.

Avv. Emauele Doria

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Avvocato. Laurea in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma. Scrive online su aggiornamenti e novità giurisprudenziali. Svolge assistenza e consulenza legale in materia di Diritto Civile, Diritto del Lavoro, Responsabilità ed Errore medico, Assicurazioni e Risarcimento Danni, Diritto di Famiglia (Separazioni, Divorzi), Recupero Crediti nella provincia di Frosinone, Fori di Cassino, Frosinone e Roma.
Ha maturato una particolare esperienza in materia di Risarcimento danni da incidenti stradali gravi e mortali nonchè in materia di Diritto Sanitario, Risarcimento danni per Malasanità ed Errore medico. Tutela le vittime di sinistri stradali, nonchè le vittime di malasanità, curando in prima persona i rapporti con le compagnie di assicurazione. Chiama per un appuntamento: +39 3288321751

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